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Ti manca o è solo abitudine? Come gestire il distacco nelle relazioni

17 set
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 24 set

uomo triste con vortice nel petto


Quando hai vissuto a lungo all’interno di una dinamica relazionale complessa, scandita da continue attese, tensioni sotterranee e interminabili tentativi di chiarimento, l’improvvisa assenza di quel rumore di fondo non porta sempre un'immediata sensazione di pace. Molto spesso lascia spazio a un profondo senso di disorientamento.


In queste fasi di distacco è del tutto naturale porsi la domanda centrale: mi manca o è solo abitudine? Nel lavoro clinico basato sulla Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT) (Beck, 2011) e sulla Schema Therapy (Young et al., 2003), si osserva di frequente come il cervello, abituato a livelli elevati di attivazione emotiva e cortisolo, interpreti la "tranquillità" non come riposo, ma come un vuoto minaccioso. È proprio in questo spazio di silenzio che nasce il rischio di confondere la mancanza della persona con la nostalgia di un ruolo o di un'abitudine relazionale.


1. Il Quadro Teorico: Perché Scambiamo il Vuoto per Nostalgia?

Per comprendere questa dinamica occorre analizzare due meccanismi neurobiologici e cognitivi fondamentali:


  • Il Rinforzo Intermittente e l'Assuefazione all'Intensità: Nelle relazioni disfunzionali si crea un condizionamento operante basato su ricompense imprevedibili (Skinner, 1953; Dutton & Painter, 1981). L'alternanza tra momenti di freddezza e improvvisi riavvicinamenti genera un'attivazione dopaminergica simile a quella delle dipendenze comportamentali. Quando la relazione finisce, l'assenza di tensione viene percepita come una vera e propria crisi d'astinenza (Trauma Bonding).


  • Attivazione degli Schemi Precoci Inadattivi: Secondo la Schema Therapy (Young et al., 2003), la fine della relazione attiva lo Schema di Abbandono/Instabilità ("Tutti mi lasceranno solo") o lo Schema di Deprivazione Emotiva ("I miei bisogni non contano"). Per evitare il dolore di questi schemi, la mente spinge a riattivare il contatto, anche se nocivo.


2. Come capire se ti manca o è solo Abitudine

Quando vuoi capire se ti manca davvero la persona o è solo un'abitudine, prima di cedere all'impulso di cercare un nuovo contatto, è fondamentale fare una pausa di consapevolezza ed esaminare cosa si sta realmente provando attraverso esempi concreti:


Capire se ti manca o è solo abitudine al contatto quotidiano

  • Esempio A (L'Abitudine): Ogni sera alle 21:00 eri abituata a ricevere o inviare un messaggio per analizzare la giornata o chiarire un'incomprensione. Alle 21:05 provi una forte ansia e prendi il telefono.


    Analisi: Non stai cercando la persona, stai rispondendo a un automatismo comportamentale e all'abitudine di riempire un orario fisso.


  • Esempio B (La Persona): Ti manca condividere un valore comune o il supporto genuino e reciproco che quella persona ti offriva senza secondi fini o ricatti emotivi.


La nostalgia del partner reale contro la speranza del suo cambiamento

  • Esempio A (La Speranza): Ti ritrovi a pensare: "Se gli spiegassi per l'ultima volta come mi sono sentita, finalmente capirebbe e cambierebbe."


    Analisi: Ti manca un'aspettativa futura, non la realtà storica della relazione, che è sempre stata caratterizzata da incomprensione e svalutazione.


  • Esempio B (La Realtà): Ricordi chiaramente i fatti per come sono avvenuti: le promesse non mantenute, le serate passate nell'ansia e la sensazione costante di "camminare sulle uova".


La differenza tra la relazione autentica e il ruolo da salvatrice

  • Esempio A (Il Ruolo di Salvatrice/Pacificatrice): Senti un senso di inutilità perché non devi più consolare il partner, gestire le sue crisi d'ira o riordinare il caos della sua vita.


    Analisi: Il tuo schema di Autosacrificio sente la mancanza di un "compito" da svolgere per convalidare il tuo valore personale.


  • Esempio B (La Relazione Sottoscritta): Cercavi uno scambio tra due adulti autonomi capaci di cura reciproca.


3. Matrice CBT di De-strutturazione dei Pensieri Automatici (PAN)

Se ti trovi in questa fase di transizione, prova ad applicare questa griglia di analisi cognitivo-comportamentale la prossima volta che avverti il desiderio di ricontattare l'altra persona:


Situazione / Trigger

Pensiero Automatico Negativo (PAN)

Distorsione Cognitiva

Riorientamento Razionale (CBT)

Pomeriggio di domenica in silenzio

"Senza di lui/lei mi sento completamente vuota, devo scrivergli."

Ragionamento Emotivo: "Sento ansia, quindi significa che ho fatto un errore a chiudere."

"Il silenzio mi disorienta perché ero abituata all'ipervigilanza. Il silenzio non è vuoto: è lo spazio necessario per ritrovare me stessa."

Vedi un luogo dove siete stati insieme

"E se questa volta fosse cambiato/a e io stessi sprecando tutto?"

Astrazione Selettiva: Ricordare solo i rari momenti positivi ignorando i mesi di sofferenza.

"Sto sentendo la nostalgia di un'illusione. I dati oggettivi mostrano che la dinamica di svalutazione si è ripetuta ogni volta."

Forte impulso di inviare un messaggio di chiarimento

"Se faccio un ultimo tentativo con le parole giuste, capirebbe."

Ipercontrollo / Illusione di Potere: Credere di poter cambiare il funzionamento dell'altro.

"Ho già spiegato le mie ragioni decine di volte. Cercare un ulteriore chiarimento è solo un pretesto della mia ansia per riattivare il legame."

4. Riprendere in Mano la Propria Autonomia

Distinguere ciò che ci manca davvero richiede tempo, tolleranza della vulnerabilità (Linehan, 2014) e la ricostruzione del proprio test di realtà (Reality Testing). Uscire dalla dipendenza dall'intensità emotiva è un processo graduale che permette di passare dalla reattività impulsiva alla scelta consapevole.


Se senti di trovarti in un momento di stallo o fai fatica a gestire il vuoto lasciatosi dietro da una relazione complessa, intraprendere un percorso terapeutico ad orientamento cognitivo-comportamentale può aiutarti a ridefinire i tuoi confini e a costruire relazioni basate sulla reciprocità e sulla serenità.


Bibliografia di Riferimento

  • Beck, J. S. (2011). Cognitive Behavior Therapy: Basics and Beyond (2nd ed.). Guilford Press. (Trad. it.: La terapia cognitivo-comportamentale, Astrolabio Ubaldini).


  • Dutton, D. G., & Painter, S. (1981). Traumatic bonding: The development of emotional attachments in battered women and other relationships of intermittent power. Victimology, 6(1-4), 139-155.


  • Linehan, M. M. (2014). DBT Skills Training Manual (2nd ed.). Guilford Press. (Trad. it.: Manuale DBT. Esercizi per l'allenamento delle abilità, Raffaello Cortina Editore).


  • Skinner, B. F. (1953). Science and Human Behavior. Macmillan.


  • Young, J. E., Klosko, J. S., & Weishaar, M. E. (2003). Schema Therapy: A Practitioner's Guide. Guilford Press. (Trad. it.: Schema Therapy. La terapia basata su schemi, Eclipsi).




Janine Gullo, Phd

Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale

Centro Studi Psikhè, Via Roma 82 - 89015 Palmi (RC)

Docente  di Psicologia dello Sviluppo e dell'Educazione (PSIC/02-A) 

Università degli Studi "Magna Græcia" di Catanzaro

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